Oltre a fornire una panoramica aggiornata dello scenario italiano del consumo di social media nei processi decisionali di acquisto dei consumatori (secondo la nuova ricerca sono 8 milioni gli italiani che modificano le loro scelte d’acquisto a seguito delle informazioni recuperate attraverso i social media, 15 milioni gli italiani che si fidano pienamente di quanto trovano nei blog e nei forum circa prodotti e servizi, e in costante aumento i consumatori 2.0 che rivelano una spiccata propensione a condividere anche le informazioni positive, più che quelle negative, circa un prodotto), l'incontro è stato l’occasione per illustrare due case history relative al mondo bancario e a quello della gdo, indicando al contempo interessanti spunti di riflessione per una gestione più consapevole delle potenzialità di marketing dei social media da parte delle aziende. A partire anzitutto dalla constatazione di un cambiamento strutturale del pensiero e del sistema di comunicazione tale per cui i social media non sono ormai più da considerare un canale “emergente”, bensì risultano un canale ben affermato – e anzi, imprescindibile – che non si sostituisce ai media tradizionali ma si integra a pieno titolo con essi.
L’incontro ha messo sul piatto della bilancia diversi fattori – come la mobilità e la multicanalità – che si legano alle modalità di scambio di informazioni da parte di tutta una categoria di consumatori, informati e competenti, che non basta più impattare con la pubblicità in forma di semplice advertising, ma che occorre stimolare e coinvolgere nella condivisione di contenuti attraverso una comunicazione biunivoca e interattiva tra imprese e clienti sui social network. All’interno di questa dinamica, nelle nuove strategie di brand development entrano in gioco concetti come “tempo interstiziale” (i tempi di attesa tra le varie attività giornaliere, momenti in cui avviene comunque uno scambio di informazioni via internet e che può essere messo a frutto per generare buzz positivo), “engagement del consumatore” (cioè il suo coinvolgimento in iniziative sociali legate ai risvolti etici dell’azienda, o nella campagna pubblicitaria ad esempio per ideare il nome di un nuovo prodotto), “customer delight” (la capacità del servizio di customer care di intervenire repentinamente in seguito a un responso negativo sui social network e non solo riparare al problema emerso, ma andare oltre le aspettative del cliente generando così buzz positivo).
Per le aziende, essere davvero “presenti” sui social network significa saper dialogare in tempo reale col proprio target creando interesse e interazione, a partire da un intervento capillare su tutte le varie fonti. La community online si configura così come una sorta di “fiera permanente virtuale” in cui risulta fondamentale lo scambio diretto e continuo, tra aziende e consumatori in primo luogo, ma soprattutto tra gli utenti, che sono i primi a desiderare di condividere con il proprio network di contatti le proprie esperienze e suggerire loro i prodotti migliori.
Riportiamo il link all'intervista a Giuliano Noci e la form per richiedere un estratto della ricerca che Mimesi ha deciso di condividere.